da "IL CORRIERE DELLA SERA DEL 19 NOVEMBRE"
Chiamò
«ciuca» l’allieva, il tribunale multa la maestra
Il
difensore: «Un’ingiustizia, non sarebbe successo nemmeno a Pinocchio»
PRATO - Apostrofò con la parola «ciuca» un’alunna
della quarta elementare, il tribunale l’ha condannata per ingiuria.
Protagonista Giuliana Adilardi, 24 anni, di Prato. L’ex maestra elementare
(subito dopo la denuncia si dimise e si iscrisse all’università
proseguendo gli studi e cambiando lavoro) dovrà pagare una multa di 310
euro, ma il suo difensore, l’avvocato Mauro Cini, non ci sta. «E’
un’ingiustizia che non sarebbe accaduta neppure a Pinocchio - dice -.
Ricorreremo in appello e i giudici ci daranno ragione. Dare del ciuco a un
alunno a scopo educativo non può essere un reato». I fatti. Novembre del
2000. Giuliana Adilardi, allora supplente, è scontenta e si lamenta con la
preside, i genitori e gli altri colleghi del comportamento irrequieto e
svogliato della classe, ma alla fine riesce sempre a mantenere la calma. Il
20 novembre però le cose precipitano. I bambini sono particolarmente
irrequieti, la maestra è innervosita. A un tratto perde la pazienza e si
sfoga con un’alunna: «Ciuca, ciuca, non capisci niente», le grida in
faccia.
Poi se la prende con tutta la classe. A casa la bambina racconta tutto ai
genitori che, prima, vanno dalla preside, poi querelano l’insegnante. La
maestrina, choccata, si dimette e decide di continuare gli studi per
laurearsi e cambiare lavoro.
Il processo non avrebbe dovuto essere celebrato, ma l’insegnante,
raggiunta da un decreto di condanna, si è opposta preferendo il
dibattimento. Il processo, però, si è concluso a sorpresa con una condanna
penale per «aver violato l’articolo 594 del Codice penale, offendendo
l’onore e il decoro di un’alunna apostrofandola con le parole ciuco,
ciuco non capisce niente di ciò che ti dico».
M. Ga.