E’ ora di cambiare: l’insegnante vuole insegnare!

di

Rosalba Sgroia

 

 

Lo sforzo costruttivo e propositivo che , negli anni precedenti, ci ha consentito di innalzare qualitativamente le nostre scuole è stato, progressivamente, demolito e umiliato senza pietà.

Sulle macerie e miserie della scuola-azienda che il precedente ministro Berlinguer ci ha lasciato in eredità, ci ritroviamo un paesaggio di palafitte erette dalla ministra Brichetto Moratti.

L’approssimazione, la burocratizzazione dei docenti, la furia delle sperimentazioni selvagge e prive di solidi "mattoni" concettuali, la logica dei tagli ciechi e molto altro, rendono terribilmente insicura e instabile tutta la popolazione scolastica, alunni e genitori compresi.

La linea della Gilda – SamGilda, svincolata da ideologie di partito ha dato prova di serietà e credibilità a moltissimi insegnanti che sono scesi in piazza Montecitorio a Roma, il 14 ottobre. Dalla Toscana, dalla Puglia, dalla Campania e da altre parti d’Italia ci siamo incontrati con i colleghi del COSSMA, della CISAL, muniti di allegri striscioni, bandiere e slogan degni della nostra creatività. Erano presenti anche molti colleghi precari autogestiti che lamentavano a gran voce la loro condizione di "precari di serie B", surclassati da altri precari avvantaggiati per aver frequentato corsi privati.

Eravamo tutti lì, per difendere la scuola pubblica, la nostra professionalità e dignità contro che ci vorrebbe dei meri esecutori di progetti inutili, per ottenere più riconoscimenti economici, per dare più garanzie educative ai nostri alunni, ormai, considerati clienti di una mega-azienda.

Molto efficaci gli interventi di Alessandro Ameli e di Rino Di Meglio, diretti e privi del linguaggio incomprensibile di certi sindacalisti confederali, burocrati e avulsi dalla realtà scolastica!

Purtroppo, da una rapida occhiata ai servizi televisivi e alle notizie di stampa, mi sono resa conto che il non appartenere ad una"parrocchia"e ad una ideologia di parte ,spesso è causa di non visibilità e quindi di venir tranquillamente occultati dai media.

Mi auguro che non sia una sciocca guerra di cifre a demotivare la grande speranza che ci unisce: quella di ritornare nuovamente e con più grinta a poter insegnare in una scuola che educhi alla libertà di pensiero e che "produca" una Cultura degna di questo nome.

Rosalba Sgroia ilgqsi@tin.it

Roma