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il voto è segreto

E’ toccato
ai capi d’istituto mobilitarsi a tempi record per garantire un inizio d’anno
regolare, con quasi tutti i docenti in cattedra fin dall’inizio delle
lezioni.
Ora tocca ai
docenti, riuniti in Collegio, assicurare lo svolgimento di tutte quelle
operazioni che permettono il buon
funzionamento della scuola. Prima fra tutte la nomina di quei docenti che,
all’interno delle scuole, svolgono una funzione di coordinamento per
l’elaborazione del piano dell’offerta formativa, per
l’organizzazione degli interventi e dei servizi per gli studenti, per
le iniziative di supporto al lavoro dei docenti ed infine per tutti quei
progetti e quelle attività che la scuola svolge ora in collaborazione con enti
ed istituzioni esterni. Definiti in buon sindacalese “funzioni-obiettivo”
questi docenti sono stati, dopo la firma dell’ultimo contratto, al centro di
un curioso balletto che ha creato non poche tensioni nelle scuole di tutta
Italia. Il motivo è presto detto: una normativa astrusa e contraddittoria
permetteva a numerosi dirigenti di avocare a sé o ai ristretti gruppi di
gestione, che sempre ruotano intorno ai dirigenti, la scelta reale delle persone
chiamate a coordinare iniziative o attività spesso di non scarsa rilevanza. Con
il risultato che figure che di fatto non possono essere che di coordinamento
didattico si sono spesso trasformate in tanti capi e capetti della nuova
azienda-scuola.
Una recente
sentenza del Capo dello Stato, emessa a seguito di un ricorso presentato da un
docente del Veneto, su iniziativa della GILDA DI TREVISO ha messo in evidenza
che la procedura per la
designazione di queste figure deve avere tutti i crismi di una regolare elezione
– con tanto di scrutinio segreto, dunque, anche in presenza di un solo
candidato e regolare verbalizzazione degli esiti dello scrutinio.
E’ una
sentenza importante perché
ribadisce la sovranità del Collegio docenti, e afferma
che la fiducia data dal Collegio ad un docente prevale sui requisiti o le
esperienze avanzate dal candidato, ivi compresa la frequenza agli appositi corsi
di formazione predisposti dall’Amministrazione.
Per i
dirigenti si configura la necessità
di operare nelle stretto rispetto delle norme democratiche, senza il quale si
delinea una responsabilità che può comportare oneri economici anche rilevanti.
Colleghi,
difendete la democrazia nei vostri collegi!