Nella legge finanziaria l’ENAM compare quale ente inutile da sopprimere.

A CURA DI GIULIANA SPIZZAMIGLIO TS

Tutti i sindacati e le associazioni professionali interessate, di conseguenza, fanno quadrato intorno a questo ente che considerano indispensabile sia per l’assistenza che offre ai suoi iscritti sia per la funzione di sussidiarietà che potrebbe esercitare, per tutte quelle necessità di sostegno alla professione a cui lo Stato non potrebbe mai fare fronte se non parzialmente.

Un ente così meritorio va salvato, dicono all’unisono, e ne è interessato lo stesso Ministero, che vede l’ENAM ricco di risorse, di liquidità, radicato in tutto il territorio nazionale, con 360 000 soci effettivi (i maestri e gli ex direttori didattici) ed un bacino di utenza quasi doppio (i maestri e i direttori in quiescenza). La solidarietà è alla base dell’ente, dicono.

Ma è proprio così? C’è proporzione tra ciò che diamo, con la trattenuta obbligatoria sullo stipendio, e ciò che riceviamo?

I rimborsi sanitari, i contributi vari a cui abbiamo diritto sono limitati da una serie incredibile di paletti: le fasce di reddito, una franchigia, una spesa minima di accesso…mentre sulla stampa si leggono denunce di sprechi e di favoritismi, di gestioni veramente poco parsimoniose che contrastano con la pochezza del nostro stipendio e col peso della trattenuta obbligatoria.

Un moralismo ipocrita insiste sulla solidarietà, ma non ha valore etico una solidarietà obbligatoria, né è plausibile chiederla, in questa forma, soltanto agli insegnanti di scuola elementare e materna, specialmente se è indirizzata a risolvere problemi che non sono strettamente della categoria come, ad esempio, i contributi per i terremotati o gli alluvionati d’Italia.

La trattenuta obbligatoria è lontana dal rispetto verso la maturità delle persone di essere protagoniste della propria vita, responsabili artefici del proprio futuro, capaci di scegliere tra le offerte di tutela che offre il mercato libero; è ancora una visione del lavoratore dipendente che va messo sotto tutela, con la presunzione di essere più bravi di lui a gestire i suoi soldi.

Un ente, come qualsiasi associazione, nasce, cresce e vive finché i suoi soci lo riconoscono utile; se è vero ciò che sostengono gli altri sindacati e il Ministero non c’è motivo per insistere sull’obbligatorietà della trattenuta.

Sarebbe auspicabile, invece, estendere l’ENAM – magari col nome un po’ cambiato –a tutto il comparto della scuola. Ecco la proposta. Come l’araba fenice risorgerà un ENAM dalle sue stesse ceneri, più bello e più grande che pria! Incredibile. Anche perché, nel caso, il contributo dei neo-soci sarebbe facoltativo….

Per giustificare tale idea è stata tirata in ballo persino l’unicità della funzione docente, ma è chiaramente un collegamento privo di senso, essendoci nel “comparto scuola” anche il Direttore amministrativo, i collaboratori scolastici e il personale ATA al completo, nonché i Dirigenti scolastici ex Presidi; e forse anche i professori universitari: non siamo tutti nel MIUR? A tutti verrà dato di banchettare insieme a noi.

Niente in contrario, ma allora alle stesse condizioni: contributo volontario per tutti. Non sarà che con lo “zoccolo duro” dei nostri soldi si sosterranno gli altri commensali?