LETTERA APERTA

La Camera dei Deputati ha approvato la Legge di riforma scolastica  che adesso passa al vaglio del Senato.

Sento il dovere di lanciare un ultimo appello affinché si provveda a rivedere la parte della riforma che riguarda la possibilità di anticipare l’iscrizione alla scuola materna e conseguentemente alla scuola elementare.

Forse, è ancora possibile salvaguardare la scuola dell’infanzia, forse, è ancora possibile risparmiare ad una generazione di bambini un’esperienza che non potrà che essere traumatica.

La scuola dell’infanzia statale ha raggiunto negli ultimi anni un elevato livello didattico-educativo, dovrebbe essere considerata patrimonio comune e come tale essere oggetto di valorizzazione ed incentivazione.

La scuola dell’infanzia statale non dispone di attrezzature, né di spazi, né di personale qualificato ad accogliere bambini di due anni e mezzo.

Il rapporto numerico insegnante bambino ( 1 a 28) rende faticoso l’approccio didattico e non può farsi garante dei continui bisogni che alunni in età di scuola materna manifestano; i collaboratori scolastici hanno l’onere dell’aspetto assistenziale, ma si prevede una riduzione all’interno del loro organico.

Utopica è la previsione di una rivisitazione all’uopo di tutti i plessi poiché, attualmente, le scuole non dispongono nemmeno di sufficiente materiale di facile consumo, punto di partenza per ogni attività didattica da svolgere con i bambini.

Il Ministro ha specificato che l’iscrizione anticipata dipende da una scelta operata dalle famiglie, ma questo significa mettere le famiglie nella condizione di scegliere tra l’esosa retta dell’asilo nido e la qualità della permanenza del proprio figlio in una struttura.   

Il dilemma sarà se barattare il bilancio famigliare con il culetto arrossato del bambino.

Questa e la realtà,  e non mi scuso per l’esempio portato, a volte il linguaggio aulico o metaforico risulta inefficace, le elucubrazioni altamente professionali non riescono a mostrare la concretezza dei fatti e le rivendicazioni sindacali non possono arginare un problema sociale.

Carenze strutturali e di risorse umane metteranno a repentaglio l’organizzazione della scuola dell’infanzia.

Nuove aspettative, diversi obiettivi, metodologie “fai da te” ne muteranno l’attuale fisionomia: le spese saranno tutte a carico dei bambini.

                                                                                    Chiara Moimas

                                                                                                          (Segretario SAM-GILDA Gorizia)