Noi, irregolari ma non mediocri:

a proposito dei questionari all’utenza

di Laura Razzano

 

Non ho mai partecipato alla commissione della mia scuola che, fin dall’inizio dell’anno, aveva deciso di produrre un questionario per i genitori che non mi convinceva poiché non condivido un’idea di scuola il cui scopo sia  quello di rimodellarsi in base alle aspirazioni dei clienti  - utenti.

Non ci è stato chiarito se dagli indicatori ci si attenda un giudizio o uno strumento di miglioramento, ma è chiaro come lo scopo di questa rilevazione sia il “controllo”, non la valutazione, che è un termine riferito alla pedagogia afferente all’ acquisizione di dati ed informazioni sull’efficacia di un intervento educativo per arrivare a conoscere il profilo di un allievo.

Il controllo è in realtà il termine contrapposto a quello di valutazione; si controlla per assegnare un valore ai fini di un giudizio.

Insomma è chiarissimo: i genitori finalmente hanno potuto dare un voto ai docenti!

Un tripudio di croci vendicative, una gazzarra di affermazioni, scritte il più delle volte in stentato italiano,  hanno sancito che siamo i peggiori, quelli dai minimi più bassi rispetto alla media d’istituto, per non bastare ci si son messi anche i genitori – docenti o dipendenti – consapevoli che un voto basso a noi avrebbe alzato il loro in una chiara sindrome “da concorsone”.

E sì , con la sicurezza dell’anonimato madri inadeguate, padri assenti, casalinghe frustrate, manager impegnate, gente di ogni tipo, può “sparare” addosso agli insegnanti  e quei tre, di cui a un’intelligenza normale non serve la firma per riconoscerli, hanno potuto affermare nella sede opportuna, non in panetteria del piccolo paese come al solito, tutto il loro odio per la scuola e per i docenti, rei di aver segnalato delle difficoltà, detto dei no o giudicato male il piccolo genietto di casa.

Giudizi sulla didattica da persone incompetenti, affermazioni  inutili e spesso dannose hanno fatto riunire commissioni, docenti, dirigente per leggere i risultati e trovare strategie per migliorare il proprio gradimento.

Per giunta i genitori di lingua diversa dall’italiano, nella bella scuola multietnica e multiculturale, hanno potuto, nella migliore delle ipotesi, non consegnare il questionario o fare croci a caso.

Il centro dell’attività scolastica per me è rappresentato dai risultati del rapporto insegnamento – apprendimento, la qualità della scuola, insomma,   dipende dal processo educativo; un buon servizio scolastico è quello capace di dare servizi rispondenti ad obiettivi ben definiti da cui gli alunni possano trarre il loro miglior profitto, in base alla situazione di partenza.

Un buon servizio scolastico non risparmia sui supplenti, non taglia gli organici, non accorpa, non chiude, non raziona, non risparmia, non decima.

Che i genitori non contino nulla negli attuali Organi Collegiali è risaputo, spesso non contano neppure i docenti, eppure sembra un male che le famiglie siano consapevoli di non poter decidere sulla didattica.

La farsa della scelta del libro di testo li avrà urtati? Qualcuno, per fortuna, avrà detto loro che comunque il libro l’avrebbe scelto l’insegnante interessato, non il salumiere, non il professore, non il bidello.

Ma quando tocca a noi dare giudizi?

Potremo, un giorno, dire anche noi in che percentuale i bambini arrivano in classe in orario, puliti e ordinati;  quanti hanno un’educazione alimentare errata e pericolosa; quanti sono stati segnalati per problemi comportamentali o di scarso rendimento; quanti  non hanno mai fatto un compito decente; quanti stanno alzati fino a tardi e dormono in classe; quanti non hanno ancora la più normale autonomia; quanti passano i pomeriggi davanti alla TV; quanti abusano dei videogiochi; quanti non hanno l’occorrente per seguire le lezioni; quanti  non sanno ancora le tabelline o non hanno mai letto nulla al di fuori delle ore di lezione, quanti stanno meglio a scuola che a casa?

 

 

A noi, oltre alla promozione ormai garantita, chiedono anche di chiudere gli occhi, di eliminare ogni sforzo, ogni fatica, ogni contrarietà, ogni fallimento, ogni rimprovero, ogni intralcio perché i propri figli possano crescere disarmati di fronte alle inevitabili difficoltà  dell’esistenza.

Fare così  aumenterà il nostro gradimento all’utenza, non farlo la nostra dignità.