UNA NOTA ILLEGITTIMA E CENSURABILE: IL MINISTERO CERCA DI FORZARE SUL TUTOR.

Apprendiamo dalla stampa che il
Ministero dell’Istruzione, in data 30 giugno, ha diffuso ai Direttori degli
Uffici Scolastici Regionali una nota riservata
con la quale li invita ad assumere provvedimenti disciplinari nei confronti di
Dirigenti scolastici e Docenti nel caso di non applicazione parziale o totale
della riforma che, per quest’anno,
riguarda l’intero ciclo elementare ed il primo anno della scuola media.
La presa di posizione del
Ministero è inaccettabile sia in quanto al metodo che nel merito.
Il metodo di utilizzare note
riservate, per una simile circostanza, è in contrasto con
l’ordinamento giuridico, infatti una serie di leggi, a partire dalla
241 del 1990, impongono che l’attività della pubblica amministrazione si basi
sulla trasparenza degli atti.
La riservatezza è consentita solo
quando si tratti di questioni relative a singole persone o atti coperti dal
“segreto di Stato”. Siccome la circolare ministeriale del 30 giugno non ha
sicuramente le caratteristiche previste dalla legge per essere considerata
riservata, è censurabile ed illegittima.
Nel merito, la nota attuale è
priva di fondamento ed è in contraddizione con la circolare
n. 29 diffusa a marzo 2004 (e applicativa della riforma).
In relazione alla funzione del “tutor”, lo stesso Ministero vi
scriveva che erano necessari ulteriori approfondimenti: l’attivazione della
contrattazione sindacale e la specifica formazione prevista dalla legge per i
tutor; quindi le scuole avrebbero operato “con criteri di flessibilità
individuati dal collegio dei docenti”.
L’ultimo documento, quasi a
dimostrazione di un improvviso vuoto di memoria, lamenta che nelle scuole vi è
chi sta “in attesa di non meglio individuati approfondimenti o riflessioni”.
Insomma il Ministero non è
riuscito ad espletare gli adempimenti di sua competenza e pretende, con un
diktat, che le scuole nomino i tutor senza sapere in quali orari debbano
svolgere le funzioni specifiche, come pagarli, senza il minimo intervento di
formazione, senza aver individuato criteri generali ed oggettivi validi per
l’intero territorio nazionale per garantire la necessaria trasparenza ed
evitare arbitri.
E’ unicamente del Ministero, non
certo dei sindacati, la responsabilità di non aver ancora, alla data odierna,
neppure emanato l’atto di indirizzo previsto dalla legge per aprire la
trattativa sulle nuove funzioni individuate dalla riforma.
Emerge una doppia linea di
condotta: una circolare ufficiale possibilista e flessibile (a marzo), una nota
riservata perentoria e minacciosa (a fine giugno), i toni intimidatori sembrano
prefigurare una nuova forma illuminata di “pedagogia ministeriale”, del
resto ne abbiamo già avuto un assaggio in occasione della scelta dei libri di
testo.
Tali riflessioni sorgono
prescindono da ogni considerazione su un progetto di cambiamento
dell’ordinamento scolastico che non promette nulla di buono per la Scuola
italiana.