Aumenti? Così, no grazie.

di Giuliana Bagliani

L’asino e la carota. Questa è l’immagine che si adatta all’esistenza di aumenti stipendiali concessi dal datore di lavoro (Ministro), ma tenuti davanti al nostro muso da un gruppetto di elargitori (Dirigente scolastico, Direttore amministrativo, Consiglio d’Istituto, RSU) che esercitano, col loro ruolo, un potere reale.

Tutto è iniziato con la comparsa delle attività aggiuntive, che rispondono alla perversa filosofia confederale e generale che i docenti lavorano poco e che devono imparare a timbrare il cartellino. Ecco allora la volontà di definire alcuni impegni (non sempre i più importanti) connaturati alla nostra professione, la quantificazione oraria degli stessi, la distribuzione degli incarichi e la relativa ricompensa.

E’ successo di tutto, in questi anni. Gli esempi positivi sono stati l’eccezione che conferma la regola: i “piccoli poteri” generano una serie infinita di ingiustizie, piccinerie meschine, favoritismi e parassitismi, rapporti falsati anche tra colleghi che fino al giorno prima erano spontaneamente amici. Chi è diventato troppo umile nei confronti dei componenti della RSU, chi ha cercato di ingraziarsi il Dirigente, chi ha snobbato tutti ed ha visto premiati solo gli altri, chi ha lottato strenuamente (le stesse RSU, spesso!) per conoscere la consistenza del fondo d’Istituto… Se non c’è trasparenza i peggiori sospetti sono giustificati e rimane comunque la consapevolezza che il “vero” lavoro dell’insegnante è stato ormai declassato. Il maestro bravo, che sa rapportarsi con i bambini, che prepara le lezioni con scrupolo ed inventiva personale, che è una persona colta, equilibrata e sensibile, che cura i rapporti con le famiglie, che collabora volentieri con i colleghi…..non è più visibile. Altri sono i valori riconosciuti, ed in particolare è compensata la partecipazione ad “attività aggiuntive funzionali all’insegnamento”…Eppure non sempre sono quelle più utili  all’arricchimento della professionalità del docente e ad un’offerta formativa più qualificata per gli alunni. Spesso è tempo perso in chiacchiere e discussioni, impegno nella stesura di documenti, verbali e progetti, formalizzati in modo gradevole ed utile a ricevere finanziamenti aggiuntivi. Quanto spreco di risorse e di energie!

Esiste la commissione per gli acquisti (non se ne può occupare la Segreteria?), quella per le gite (idem), quella per i sussidi didattici e ginnici (idem), chi si occupa di Sicurezza (e il Dirigente?) e chi di evacuazione (e i collaboratori scolastici che ci stanno a fare?), chi testardamente inventa ancora qualcosa sulla mitica continuità, chi stende programmazioni in orizzontale-verticale (negli Istituti comprensivi, dalla materna alla scuola media)-per disciplina/ambito, chi è fiduciario/referente/responsabile o vigilante di plesso, chi è collaboratore continuativamente/saltuariamente del Dirigente…Ammettiamolo: sono per lo più impegni organizzativi e gestionali che non dovrebbero essere di nostra competenza. Se un Istituto scolastico,  con l’Autonomia, è diventato quasi ingestibile perché troppo complesso, sarebbe consequenziale che si provvedesse ad affiancare al Dirigente un suo Vice, reperito nella sua stessa categoria professionale e preferibilmente per concorso pubblico, evitando di distogliere i docenti dal loro ruolo. Lo abbiamo già scritto ed ora consideriamo logico e consequenziale alla costituzione della Dirigenza il disegno di legge utile a rimediare a questa manchevolezza.

Come non bastasse, alla fine si scopre che il grosso delle risorse del fondo d’Istituto è stato accaparrato dai soliti noti, non certo i migliori maestri ma coloro che fanno “altro”, da buoni caporali. Anche la contrattazione tra Dirigente ed RSU non garantisce un bel niente e solo in pochissimi casi le RSU hanno sottoscritto col Dirigente un buon contratto d’Istituto. Per lo più non si è riusciti a concludere nulla, per l’ostruzionismo dei Dirigenti e la complicità e l’inquinamento dei sindacati firmatari del Contratto nazionale, presenti comunque anche se non sono stati votati dalla base. Nei casi peggiori le RSU sono state paradossalmente utilizzate dal Dirigente per coprire le sue magagne o, peggio, si sono limitate a tutelare esclusivamente i fatti propri.

Caro Ministro, per favore, non ci dia aumenti attraverso questo percorso contorto che si chiama “fondo d’Istituto”, perché i soldi poi non ci arrivano per davvero oppure arrivano ad alcuni e non sempre ai più bravi ed impegnati. Riconosca, come nostro datore di lavoro, che siamo professionisti da ricompensare per gli impegni e le responsabilità che tutti abbiamo e rispettiamo. Estrapolare alcune e spesso marginali incombenze da pagare attraverso risorse del fondo d’istituto ha ratificato l’apparire più che l’essere Scuola, ha assecondato il desiderio della società tutta di mortificare una professione poco capita.

Abolisca il fondo d’Istituto per quanto riguarda gli insegnanti, eccezion fatta per i supplenti temporanei e per i soli “straordinari” che ci possono competere: le ore aggiuntive d’insegnamento vero e proprio.