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E’ stata diffusa la notizia che sono iniziati i lavori della Commissione Mista (Ministero e sindacati firmatari del Contratto) la quale si occuperà di elaborare un sistema di valutazione e “valorizzazione” del lavoro degli insegnanti.
Appare
ferma ed inarrestabile dunque la volontà del ministro di proporre una
riedizione di quel “Concorsaccio” che aveva fatto sollevare in massa la
categoria docente e, ricordiamo, aveva provocato le dimissioni dell’allora
Ministro Berlinguer. Cambiano le parole ma la musica rimane la stessa.
La
Moratti, intervenendo in un Convegno Nazionale, ha spiegato quanto questo sia
necessario al fine di garantire la qualità dell’offerta all’utenza,
assicurare quindi ad alunni e genitori la presenza di personale qualificato con
il marchio “S” (superdocente), non solo, ma è così sensibile da
preoccuparsi della gratificazione personale che pervaderà ogni docente in
questa sua valorizzazione e scalata personale e professionale.
Ci
chiediamo soprattutto in base a quali criteri potranno essere reclutati i bravi
insegnanti siano essi “alte professionalità”, “figure strumentali” o
“tutor”, quanto potranno giocare meccanismi clientelari e discriminanti, o
ancora quanto sarà possibile individuare dei veri e propri criteri
“oggettivi” di merito, visto che molti altri paesi europei ci hanno provato
senza successo e ora stanno già facendo dietrofront.
Ma
quand’anche fosse possibile tracciare una linea di demarcazione che separi gli
insegnanti eccellenti da quelli mediocri, consentendo così una valorizzazione
di pochi a spese della svalutazione di molti, come pensa il ministro di gestire
la serie di dinamiche personali ed interpersonali che potranno scatenarsi a quel
punto? Dal momento che non stiamo parlando di un Campionato di calcio dove siamo
abituati a considerare le squadre di serie A e quelle di serie B e dove comunque
è consentita una certa mobilità e possibilità di riscatto, come potranno i
colleghi retrocessi in serie B ritrovare la motivazione verso il loro lavoro,
superando il senso di inadeguatezza dovuto al marchio infamante? La nostra
categoria già vive una fase critica a causa della poca considerazione sociale
di cui gode, si parla di burn-out, di retribuzione inadeguata, se a tutto questo
andiamo ad aggiungere, quali prerogative irrinunciabili, la “discriminazione
certificata” o il “bollino di qualità”, tanto per mutuare un linguaggio
da marketing scolastico, possiamo immaginare quale futuro entusiasmate ci
attenda.
E
poi ancora: qual è il modello di docente apprezzabile? Colui che svolge le
pratiche impiegatizie e burocratiche o colui che insegna?
Correva
l’anno 2000 quando discutemmo a lungo sull’opportunità
o meno di introdurre un sistema di questo tipo e sulle ricadute all’interno
delle relazioni professionali. Nonostante le numerose obiezioni e resistenze che
quell’infelice idea sollevò allora, ci ritroviamo oggi ad affrontare lo
stesso problema come se nulla fosse successo; il ministro, com’è sua
abitudine consolidata, ignora ostinatamente quelle che sono le perplessità dei
diretti interessati.