IL MESTIERE DEL SUPPLENTE

“Se non avessi avuto necessità di quello stipendio, forse me ne sarei andato via zitto zitto, e ancora oggi, probabilmente, la V C della Scuola “Dante Alighieri” sarebbe in attesa del suo dominatore…
Il Direttore mi strinse forte un braccio, se n’andò per non vedere e mi lasciò solo davanti alla porta della V C…. I ragazzi mi fissavano, io li fissavo a mia volta, e improvvisamente compresi che il capo era il ragazzo di prima fila – piccolissimo, testa rapata, due denti di meno, occhietti piccoli e feroci – che palleggiava da una mano all’altra un’arancia e mi guardava la fronte….”
Così Giovanni Mosca racconta la sua prima esperienza di supplente nel famoso libro “Ricordi di scuola” (Rizzoli, 1939). Ma è cambiato veramente qualcosa per i cosiddetti “precari”?
Ne esistono diverse categorie: quelli considerati “storici” sono colleghi che vivono nella scuola da anni, sono inseriti nelle graduatorie permanenti ed hanno spesso un incarico annuale ed un rapporto, con la classe ed i colleghi, di una certa lunghezza (fino al 31 agosto o fino al termine delle attività didattiche di giugno); altri, però, non sono ancora abilitati ed hanno diritto soltanto, essendo nelle graduatorie d’Istituto, alle supplenze temporanee assegnate dal Dirigente scolastico: “supplenzine”, per lo più.
Nella scuola compaiono e scompaiono e godono di ben poca considerazione, sia dagli insegnanti titolari di classe sia dagli alunni e dalle famiglie. Il loro impegno, però, è di tutto rispetto e forse anche più difficile di chi ha un rapporto costante con la classe, sia per quanto riguarda la disciplina da far rispettare sia per le attività didattiche da scegliere ed attuare nei pochi giorni della nomina: non conoscono i bambini, devono inserirsi velocemente in una programmazione preesistente ed in consuetudini di vita quotidiana che, vista l’età degli alunni, sono fortemente caratterizzate. Come organizzarsi per l’uscita da scuola? Ai gabinetti ci vanno individualmente o si accompagnano in fila ad ore precise? Dov’è la palestra? Hanno le scarpe adatte? La merenda: in classe o in cortile?
I bambini captano le incertezze dell’insegnante e ne risente anche l’aspetto didattico: vediamo i quaderni, quali sono state le ultime lezioni? Che libri avete? Oggi, che orario? Compiti domestici? …
Gli interventi dei colleghi supplenti, naturalmente, devono essere inizialmente improvvisati e poi diversamente impostati, in considerazione della lunghezza della nomina: in due - tre giorni possono svolgere soltanto unità didattiche “mignon” con verifiche immediate, se vogliono rendere il lavoro più produttivo ed avere la soddisfazione di un risultato concreto, ma senza neppure incontrare i colleghi contitolari e riuscire a leggere la programmazione settimanale concordata. Su distanze più consistenti, una o due settimane, i supplenti sono impegnati anche agli incontri di programmazione settimanale (per la scuola elementare) ed alla continuità didattica col lavoro della collega assente.
Riconosciamolo, occorre una flessibilità considerevole per apprendere la complessità di una professione che si è conosciuta soltanto con poche ore di tirocinio e per adattarsi alle diverse realtà scolastiche esistenti.
Per chi entra in ruolo (quando succederà di nuovo?) è previsto un anno di formazione, la nomina di un docente tutor , ma per chi entra nella scuola come supplente non c’è un’accoglienza organizzata, ed allora perché non pensarci all’interno di ogni nostro Istituto? Invece di costituire Commissioni anche poco produttive, nominare “referenti” di plesso* o quant’altro, perché non compensare, col fondo d’Istituto, un mini-gruppo di insegnanti che si impegnino nell’accoglienza ai supplenti, presentando loro il POF, gli ambienti della scuola, le sue caratteristiche specifiche, gli strumenti di valutazione che sono stati adottati… Sarà senz’altro più utile che occuparsi del riordino dei sussidi (perché non lasciarlo ai bidelli?) e persino, forse, dell’eterna “Commissione Continuità”.
Giuliana Bagliani
* sono figure inesistenti nel nostro Contratto di Lavoro, assumono incarichi organizzativi che spettano al Dirigente Scolastico/alla Segreteria/ai bidelli, la loro carica è pagata illegittimamente perché il D.S. può “pescare” nel fondo d’Istituto soltanto per 2 (due) suoi collaboratori e non per più: in 3 (tre) in fondo, ce la faranno! Noi abbiamo da occuparci della didattica e non degli aspetti organizzativi (trovare supplenti, dividere le classi, telefonare alla sede centrale, far circolare le Circolari….).