CHE RIFORMA è?

Berlinguer si dimise.

De Mauro pianse allorché si rese conto che dare una spiegazione logica sul fenomeno dell’onda anomala era impossibile.

Il ministro Moratti non molla, tirata in volto o, quantomeno, non ringiovanita, colpo dopo colpo, continua a smantellare il sistema scolastico italiano e adesso sembra abbia incominciato a rivolgere il suo interesse anche all’università.

Perché?

Noi insegnanti lo sappiamo da sempre che ogni riforma scolastica è mirata al risparmio e che le motivazioni didattiche di volta in volta addotte sono deboli scudi creati per nascondere tagli di organici e peggioramenti nelle condizioni di insegnamento.

Nessuna egida può difendere una riforma che manda a scuola bambini di due anni e mezzo; doveva esserci una sollevazione popolare, ma si sa, i genitori devono lavorare, l’asilo nido non c’è e comunque ha dei costi inaccessibili e i bambini, dopotutto, non protestano, però si ammalano, però pagano nel corso della vita le scelte sbagliate che gli adulti hanno compiuto nei loro confronti, ma il futuro è lontano ed i benefici immediati.

Quale difesa all’opzione della preiscrizione in prima; possibilità che genera classi formate da bambini con 20 mesi di differenza; niente paura, c’è il percorso individualizzato e la stesura del port-folio in collaborazione con le famiglie, se ci dovessero essere delle carenze si cambia!!

E i docenti?

Risorse umane necessarie a “coprire” il tempo scuola, forse divise in categorie per un’ottica aziendale di carriera che nella scuola non “riesce ancora” a prendere piede (ma sono in tanti a lavorare al progetto!)

E il tempo scuola?

Rimane infinito, 40 ore alle elementari e quasi 50 alla scuola dell’infanzia (una sfida a qualsiasi contratto dei lavoratori), su richiesta delle famiglie in base alle loro esigenze; 50 ore di scuola non potranno mai essere un’esigenza dei bambini.

E le attività?

Proposte dalla scuola su proposte dei genitori (non è un gioco di parole); forse qualcuno sarà interessato al cinese, qualcuno ai merletti, va di moda l’economia domestica (!!!), o magari il tennis; il cricket forse troverà poco spazio nella scuola statale, sarà necessario rivolgersi a strutture private, ma chissà, forse in rete…..

E la scuola?

Un emporio: è l’ultima tendenza, un grande centro commerciale.

La legge del mercato basa l’offerta sulla domanda ed il mercato non chiede cultura, non chiede educazione, non chiede affermazione di principi, non chiede abitudine al sacrificio, non chiede pacifica convivenza, tolleranza, comprensione, amicizia.

Il mercato ha posto miseri traguardi che noi, scannandoci, dobbiamo raggiungere.

I bambini spesso sono un intralcio, è necessario demandare la loro “custodia” ed è soprattutto necessario che siano piccoli consumatori di prodotti inutili e dannosi, per diventare un po’ peggiori di noi e sopravvivere nella società che ci apprestiamo a preparare per loro.

 

Chiara Moimas