
Nella
interminabile sequela di emanazione di decreti e circolari che stanno precedendo
l’attuazione della riforma scolastica, il MIUR ha pubblicato, ultimamente, lo
schema di decreto legislativo concernente la definizione delle norme generali
relative alla scuola dell’infanzia e al primo ciclo dell’istruzione, con
relativi commenti.
Per
quanto riguarda la scuola dell’infanzia abbiamo ripetutamente dichiarato il
nostro dissenso nei confronti della proposta che rende possibili iscrizioni
anticipate e continuiamo a ritenere la medesima aliena da qualsiasi motivazione
didattica e sicuramente deleteria per lo sviluppo psico-fisico di quei bambini
che a due anni e mezzo inizieranno la frequenza.
Più
che in una diminuzione dell’età, speravamo fermamente nella proposta di
una diminuzione del numero di bambini per sezione: un atto che
rivelerebbe la dovuta attenzione e sensibilità nei confronti dell’infanzia.
Lo
schema di decreto spende poche parole sulla scuola dell’infanzia e lancia
sassi che, in uno stagno non certo limpido, creano interrogativi destinati
faticosamente a propagarsi ampliandosi.
L’orario
è un enigma, non tanto nella sua suddivisione o nella possibile flessibilità,
quanto sulla sua eventuale ricaduta sull’organico d’Istituto.
A
proposito è bene far notare al legislatore che, per quanto riguarda la scuola
primaria, al capo III, art.5 comma 4, si dichiara
esplicitamente la costituzione dell’organico di Istituto, mentre non se
ne fa menzione negli articoli dedicati alla scuola dell’infanzia; una
dimenticanza o un cambiamento?
Si
parla invece di personalizzazione delle attività educative e di cura
della documentazione relativa al processo educativo, in collaborazione con
le famiglie.
Si
può ridere? O veramente
si chiede ad una persona (che se pur insegnante, purtroppo, non gode di capacità
soprannaturali) la stesura di 28 percorsi individualizzati per bambini dai due
anni e mezzo ai cinque e mezzo o sei e i relativi incontri con le famiglie per
la stesura del portfolio, senza preoccuparsi minimamente di quale sarà il tempo
che la medesima dovrà dedicare alle suddette attività: forse si pensa ad una
funzione docente senza limiti temporali che investe l’intera esistenza
dell’individuo che ha scelto di fare l’insegnante in una scuola
dell’infanzia?
Forse
si tratta di un’altra svista del legislatore poiché, per quanto
riguarda la scuola primaria, è specificato che il tutor dedica
all’insegnamento 18 ore su 24.
Considerando,
comunque, che nonostante i dissensi e le proteste, il decreto potrebbe diventare
attuativo nel prossimo anno scolastico, è bene analizzarlo anche con
l’intento di trovare alcune, diciamo così, “forme di difesa”.
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Per quanto riguarda l’anticipo ricordiamo che nelle norme transitorie e finali
CAPO V art. 12, comma 1, si dice che possono essere iscritti i bambini che
compiono 3 anni entro il 28 febbraio 2004, in forma di sperimentazione.
L’attuazione
di una sperimentazione didattica è di competenza del collegio dei docenti.
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Per quanto riguarda l’orario, la relazione illustrativa dello schema del
decreto pubblicata dal MIUR parla di un monte ore annuo che può variare da 875
a 1700 ore ed esemplifica un modello giornaliero che può essere di 5 o 10 ore
(con le varianti intermedie) calcolando un calendario scolastico medio di 35
settimane. Attualmente la scuola dell’infanzia, con il termine delle attività
al 30 giugno, ha una durata superiore.
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I progetti educativi delle scuole determinano il modello orario, ma devono tener
conto delle prevalenti richieste delle famiglie.
Questo
concetto di scuola che offre opportunità educative a richiesta individuale non
è positivo e, nella fattispecie della scuola dell’infanzia sta chiaramente ad
indicare una funzione prevalentemente mirata a soddisfare le esigenze famigliari
più che i bisogni dei bambini.
Non
si può che provare pena per quei piccoli le cui famiglie opteranno per una
permanenza a scuola di 50 ore settimanali (nessun lavoratore è costretto a
tanto), ma è anche vero che una scelta generalizzata alle 25 ore provocherebbe
una riduzione di personale.
E’
il caso di prospettare moduli orari da proporre in relazione al POF, alle
esigenze manifestate dall’utenza ed anche (lo si spera) alle esigenze della
scuola!!