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SAMNOTIZIE GIUGNO 2004 |
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IL
MOBBING NELLA SCUOLA
di
Rosalba Sgroia Purtroppo,
la scuola non
è esente dal fenomeno mobbing. Secondo recenti studi internazionali, è uno
dei settori lavorativi più colpiti. Premetto
che non è un caso che io sia stata invitata a relazionare
su questo argomento e, se sono riuscita
a reagire e ad orientarmi in un labirinto che spesso è senza
uscita, è stato grazie
all’aiuto di Grazia Perrone, insegnante del direttivo della GILDA di
Bari e curatrice del forum “No-mobbing”, attivato nel sito internet
del suddetto sindacato, e
ai colleghi del SAM-GILDA
(Sindacato Autonomo Magistrale). Preciso
che la GILDA è stata l’unica Organizzazione
sindacale del comparto scuola ad inserire la “violenza morale”
nella propria Piattaforma contrattuale ed è attualmente impegnata nel
promuovere una campagna preventiva affinché il mobbing esca dalla
scena. L’analisi
esposta nel mio intervento si è articolata nei seguenti punti: 1)
quali sono state le cause che hanno provocato il mobbing in maniera così
prorompente 2)
tipologia della vittima 3)
quali potrebbero essere le proposte per una reale prevenzione. LE
CAUSE Il
fenomeno del mobbing,
dunque, si sta diffondendo anche nel mondo della scuola. Come mai? Le
ragioni vanno individuate nel profondo cambiamento organizzativo che,
negli ultimi anni, ha investito l’intero mondo scolastico e cioè
A
partire dalla legge n.
29/93 sulla privatizzazione del rapporto di lavoro nel pubblico impiego
integrata nell’art. 21 della legge n. 59/97 (cosiddetta “legge
Bassanini”), la scuola è diventata un’azienda. Il
cambiamento organizzativo, in
questo caso, non è stato un’ innovazione positiva e vediamo perché. L’autonomia,
nata per alleggerire la burocrazia ministeriale, ha paradossalmente
“spostato” il problema gestionale ai singoli Istituti, rendendoli più
complicati, sia dal punto di vista normativo e contrattuale, che da
quello della convivenza civile e democratica. L’autonomia,
all’insegna della flessibilità, si è ben presto rivelata una formula
in cui tutto è lecito, in barba alle norme contrattuali e alla serena
convivenza civile. I
Direttori Didattici e i Presidi sono stati investiti, al termine di un
“corsetto” di 300 ore, di
un ruolo manageriale che li ha trasformati in Dirigenti Scolastici, con
un conseguente aumento di potere e di stipendio. I Diri-manager, colti
impreparati dal gravoso compito assegnatogli, per tenere sotto controllo
la situazione, si sono circondati di uno staff
di docenti collaboratori nominati dal dirigente stesso. Tali figure,
purtroppo, si sono spesso rivelate
fruitrici di privilegi e spesso premiati per fare altro
dall’insegnamento. Per
dare una parvenza di equilibrio si è ritenuto opportuno avviare un
nuovo livello di contrattazione sindacale: quella di istituto tra
Dirigente e R.S.U. Questo,
invece, si è rivelato uno strumento di soggezione che ha intensificato
le difficoltà, togliendo sempre più autonomia ai docenti i quali hanno
iniziato ad avvertire pesanti incrinature nell’impianto democratico
che aveva per lo più caratterizzato l’ambiente scolastico. Si
sono accorti di non essere più certi
di essere garantiti nei diritti fondamentali, quali il rispetto per la
propria professionalità e libertà d’insegnamento, ma soprattutto
hanno verificato, anche sulla propria pelle, il progressivo
imbarbarimento dei rapporto umani. In
molte scuole, insomma, si
restringono i tempi e i luoghi che consentono e favoriscono lo scambio
culturale e umano tra docenti e, quel che è peggio, si sta svuotando di
potere decisionale il Collegio dei Docenti, che è l’organo collegiale
per eccellenza, da cui dovrebbero sortire le principali proposte
didattico-organizzative e le relative delibere. Purtroppo,
a presiedere questa assemblea non è un docente, eletto a scrutinio
segreto dal Collegio, ma lo stesso Dirigente Scolastico, che ha altre
competenze. Ne consegue che, di fronte a questo conflitto di ruoli,
molti insegnanti non se la sentono di esprimere opinioni che contrastino
la linea dirigenziale e quindi cedono all’omologazione, per non subire
ricatti o minacce…. Purtroppo
anche nella scuola dell’attuale riforma è prevista
una “feudalizzazione” dell’organigramma del personale perché
si profila una
differenziazione della funzione docente tra tutor
e insegnanti di laboratorio,
creando disparità di trattamento tra i membri di uno stesso “corpo”
insegnante. TIPOLOGIA
VITTIMA (tra i docenti) Di
solito il mobbizzato non è il classico "lavativo", ma una
persona responsabile e creativa, che vuole rendersi consapevole dei
propri doveri e dei propri diritti lavorativi, esigendo, quindi maggiore
trasparenza amministrativa. Spesso
è un docente che non vuole essere
un semplice esecutore di compiti o progetti, ma che vuole essere
artefice del proprio lavoro in condivisione con gli altri colleghi, in
un clima di confronto democratico. PROPOSTE
Nel
nostro caso occorrerebbe ripensare al modello organizzativo delle scuole
italiane, ma temo che attualmente sia un’impresa impossibile. La
Scuola, così come è stata e come sarà organizzata lascerà poche
speranze in questo senso. Ad ogni buon conto,
per migliorare la qualità dei rapporti lavorativi sarebbe
auspicabile investire l’attenzione e risorse finanziarie su: ·
Formazione
dei Dirigenti
Scolastici affinché possano riconoscere come elementi essenziali
per un rapporto lavorativo motivante e responsabile e proficuo, il
rispetto e il riconoscimento della persona. Formazione che alleni
all’esercizio della democrazia mediante una leadership
basata sull’autorevolezza e sulla trasparenza e non sull’autorità. ·
Ripristino e potenziamento della Funzione
Collegiale e partecipativa. ·
Predisposizione di un serio piano
di accoglienza per i nuovi arrivati, per consentire loro un
inserimento all’insegna della collaborazione e solidarietà. ·
Formazione
dei docenti volta
alla conoscenza delle dinamiche relazionali e ai possibili rischi
derivati da conflitti di gruppo non gestiti in modo responsabile e
creativo. ·
Continuare ad informare i lavoratori della scuola affinché
prendano coscienza del fenomeno e si impegnino ad essere solidali con i
propri colleghi, “vittime”
della violenza morale. In
conclusione, se il mobbing è un fenomeno da combattere in ogni ambito
lavorativo, lo è maggiormente nelle realtà scolastiche, proprio per
garantire a tutti docenti la possibilità di lavorare serenamente, con
dignità, trasparenza, con entusiasmo, creatività, motivazione
prerogativa irrinunciabile anche per il benessere degli alunni. Spero
inoltre, che questo mio intervento possa essere utile anche ai miei
colleghi e a chiunque si sia trovato in simili circostanze, che serva a
prendere coraggio nel non abbattersi e nel saper reagire con
l’utilizzo dell’unica modalità che abbiamo a disposizione: la
cultura. Questa ci darà la possibilità di
poter cambiare le nostre strategie per risolvere i problemi, di
poter difendere le proprie idee in modo civile e responsabile, senza
cedere all’omologazione e all’asservimento. Modalità
tipiche del mobbing
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