Liberaci dalle scartoffie

Lettera aperta al Ministro dell’Istruzione per una riforma che non costa.

 

Gentile Ministro, una volta, tanti anni fa, i dipendenti dello Stato, quando si ammalavano, dovevano presentare al capo dell’ufficio dove prestavano servizio, una domanda denominata “congedo straordinario” per chiedere che fosse loro concessa la possibilità di ammalarsi. L’origine di tale istituzione derivava dalla concezione napoleonica dello Stato, secondo la quale, per il dipendente pubblico non esistevano diritti ma solo concessioni.

Negli ultimi anni, tale teoria è stata completamente superata, tant’è vero che i contratti di lavoro, anche dei pubblici dipendenti, sono di tipo privatistico.

Nell’attuale contratto scuola (come in tutti quelli degli altri settori del pubblico impiego) non sta scritto nulla, ma proprio nulla che obblighi il dipendente ammalato a presentare una domanda, egli deve solo avvisare quanto prima la scuola e inviare il certificato del medico attestante lo stato di malattia. Lei, sig. Ministro, stenterà a crederci,  ma deve sapere che, mentre in tutti gli uffici pubblici nessuno si sogna di chiedere al dipendente adempimenti diversi dall’invio del certificato medico, in quasi tutte le scuole della Repubblica, invece, gli insegnanti sono obbligati a compilare una domanda con la quale chiedono di “potersi ammalare” o comunque un “permesso di malattia”.

Anche alcuni sindacati collaborano a questa proliferazione di carte inutili stampando apposite guide con moduli da impiegare per tale richiesta.

In conclusione, Sig. Ministro, chiediamo anche a lei di produrre un pezzo di carta, una circolare,  direttiva,  o semplice nota con cui chiarire ai dirigenti scolastici che per ammalarsi non servono appositi moduli di domanda. Ci creda, Ministro, il suo atto di burocrazia servirà a risparmiare milioni di pezzi di carta inutili; lei compirà una piccola riforma a costo zero che vedrà favorevoli tutti gli insegnanti.

 

Rino Di Meglio